
Così continuò a parare e a colpire, a parare e a colpire, fino a quando il bordo affilato dell’arma del capo non gli incise il braccio. Il dolore pungente lo trasformò in un puro animale, e con un urlo acuto di furore si scagliò a corpo morto contro l’avversario.
Ma se la natura aveva fornito a Zanna-Grossa il suo bell’armamentario offensivo, non era stata neppure avara con l’equipaggiamento difensivo del ribelle. Era vero che Senza-Pelo non era per niente eccezionale, quanto a denti e ad artigli, e che non possedeva nessuno di quegli arti supplementari così comuni fra i suoi conterranei del Nuovo Popolo. Il suo cervello poteva anche essere un po’ più agile, ma a quello stadio del combattimento ciò non contava niente. Quello che gli salvò la vita fu la sua pelle glabra.
A più riprese il capo cercò di attirarlo a una distanza tale da poterlo colpire con efficacia, ma lui sempre riuscì a schivarlo. La sua pelle scivolosa era ormai un intreccio di dozzine di graffi, alcuni dei quali assai profondi, ma nessuno di essi era grave. E durante tutto quel tempo anche lui aveva graffiato e colpito con le mani e coi piedi, mordendo e sfregiando.
