Pareva che Zanna-Grossa si stesse stancando, ma anche Senza-Pelo sentiva le proprie energie farsi via via più deboli. E il capo aveva ormai imparato che era inutile tentar di agguantare il nemico per la folta pelliccia, che non aveva, bensì doveva tentare di stringerlo in un abbraccio rompi-ossa. E infine ci riuscì: Senza-Pelo fu trascinato sempre più vicino a quelle zampe bavose, sentì sulla propria faccia l’alito fetido dell’altro, seppe che era questione ormai di pochi battiti di cuore prima che la sua gola fosse squarciata… Urlò, proiettò, in alto le gambe, scalciando con estrema violenza il ventre di Zanna-Grossa. Sentì i piedi che affondavano nella carne cedevole, ma il capo grugnì e non allentò la stretta. Cosa ancora peggiore, il fallimento del contrattacco aveva condotto Senza-Pelo ancora più vicino alla morte.

Con un braccio, il destro, esercitò una disperata pressione contro il petto dell’altro. Cercò di sollevare le ginocchia per vibrare un colpo paralizzante, ma esse erano strette in una sorta di tenaglia formata dai massicci muscoli delle gambe di Zanna-Grossa. Con il braccio sinistro libero sferzò, rabbioso e disperato, ma sarebbe stato lo stesso se avesse colpito la Barriera.

Il Popolo, adesso che il risultato della battaglia era deciso stava urlando incoraggiamenti al vincitore. Senza-Pelo udì tra queste voci anche quella della sua compagna, Senza-Coda. Il piccolo angolo del suo cervello, in cui la ragione conservava ancora una punta di lucidità, gli disse che non poteva biasimarla. Se Senza-Coda avesse gridato per sostenere lui, si sarebbe potuta aspettare soltanto la morte per mano del capo trionfante. Dimenticò di averla insultata e umiliata, ricordò soltanto che era la sua compagna. E l’amarezza della cosa lo spinse a continuare a combattere là dove altri avrebbero rinunciato ad aggrapparsi a una vita già condannata.

Il taglio della sua mano calò giù con forza là dove il grosso collo di Zanna-Grossa si congiungeva con la spalla. Fu appena conscio del sussulto dell’altro, del piccolo uggiolio di dolore che era seguito a quel colpo. Poi, alta e acuta udì la voce di Wesel:



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