
Quando Tekka, alla fioca luce, vide quei pochi, rivelatori luccichii di metallo tra le lance ammassate di Shorick, scoppiò a ridere.
«Questo Senza-Pelo è pazzo», esclamò. «Ed io l’ucciderò con questa». Brandi la sua arma. «Sua madre me la diede molti, moltissimi nutrimenti or sono».
«Wesel è…?»
«Forse, figlio mio. Mangerai il suo cuore, te lo prometto».
E poi Shrick colpi.
La massa urlante dei suoi si precipitò lungo l’ampia galleria. Fiduciosi, i lancieri di Tekka attesero, sapendo che le armi del nemico erano buone soltanto per un colpo, e non sarebbe stato, quasi certamente, un colpo mortale.
Tekka corrugò la fronte quando valutò il numero degli attaccanti. Non potevano esserci tanti maschi nel Nuovo Popolo. Non potevano… E poi l’ondata colpi.
In un batter d’occhio la galleria divenne un unico groviglio di corpi avvinghiati in una stretta mortale. I combattimenti si scatenarono senza alcun ordine o dignità, come quelli che in passato avevano sempre contrassegnato le guerre del Popolo. E con crescente terrore Tekka si rese conto che le lance del nemico resistevano ai colpi della battaglia, almeno quanto le poche armi dalle punte metalliche.
Con lentezza, ma con slancio sempre crescente, gli attaccanti continuarono a premere ed a guadagnare impeto, lasciandosi dietro le spalle mucchi di corpi inerti. Cercando affannosamente di respirare in mezzo agli effluvi di sudore e di sangue appena versato, Tekka e le ultime delle sue guardie si trovarono respinti sempre più indietro.
Quando uno del Nuovo Popolo si trovava disarmato, era pronto a retrocedere dietro la prima linea dei suoi. E come per magia, un nuovo combattente armato compariva sempre a sostituirlo… «Usa le femmine!» gridò Trillo. «Shrick fa combattere anche le…».
