
Ma Tekka non rispose. Stava lottando per la sua vita contro un mostro a quattro braccia. Ogni mano di costui reggeva una lancia — e ogni lancia grondava sangue fresco. Per lunghi battiti di cuore Tekka parò i colpi dell’avversario, poi il suo sangue freddo venne meno. Urlando, voltò la schiena al nemico. Fu l’ultima cosa che fece.
I resti delle truppe da combattimento della tribù di Tekka si trovarono infine inchiodati contro una parte del loro Luogo-d’Incontro. Intorno a loro, la gente del Nuovo Popolo formava un cerchio compatto. A ringhio rispondeva ringhio. Trillo e la sua scarsa mezza dozzina di guardie sapevano che non ci sarebbe stata resa. Tutto quello che potevano fare era vender la propria vita quanto più cara possibile.
E così attesero l’inevitabile, raccogliendo le ultime riserve della loro energia in quell’ultima breve tregua, respirando affannosamente le ultime, dolci boccate d’aria che avrebbero mai più assaporato. Da dietro il muro compatto dei loro assalitori potevano udire le urla delle femmine e dei piccoli che si erano nascosti nelle loro caverne e adesso venivano braccati e massacrati. Non avrebbero mai saputo che il magnanimo Shrick stava risparmiando la maggior parte delle femmine. Shrick sperava infatti che queste producessero, per lui, altri membri del Nuovo Popolo.
E poi Shrick si fece avanti, aprendosi la strada fino alla prima linea delle sue forze. Il suo corpo liscio e nudo era illeso, salvo per le sue vecchie cicatrici della lotta contro Zanna-Grossa. E con lui c’era Wesel, non un solo pelo della sua serica pelliccia era fuori posto. E Grosse-Orecchie… ma lui, ovviamente, aveva combattuto. Con loro giunsero altri guerrieri, freschi d’energie e avidi di combattere.
«Finiteli!» ordinò Shrick.
