Quasi senza sapere ciò che stava facendo, premette la levetta.

Con abbacinante repentinità, la scena della carneficina comparve vividamente illuminata agli occhi di tutti. Da ogni parte si levarono grida di paura.

«Indietro!» gridò Wesel. «Indietro! Liberate lo spazio!»

La gente del Nuovo Popolo si ritirò prontamente.

Sbattendo gli occhi, abbagliati, i soldati di Sterret tentarono di seguirli, sforzandosi di trasformare quella che era più o meno una ritirata in bell’ordine in una rotta catastrofica. Ma le corde, che fino a poco prima erano egregiamente servite, ora si rivelarono un motivo di disfatta. Alcuni cercarono d’inseguire i nemici diretti al Luogo-d’Incontro, altri la gente del Nuovo Popolo che si stava ritirando verso il proprio territorio.

Ringhiando ferocemente, il sangue che gli scorreva fuori da una dozzina di ferite superficiali, Sterret riuscì infine a recuperare il controllo delle sue forze e a spronarle, restituendo loro una parvenza di ordine. Cercò di guidare una carica proprio là dove Wesel, col congegno della piccola fiamma ancora in funzione, stava retrocedendo, circondata dalle amazzoni che erano la sua guardia personale.

Ma ancora una volta le corde — quelle corde troppo efficienti — frustrarono il suo scopo. Non pochi, infatti, erano i cadaveri rimasti appesi alle corde, che ostacolavano qualunque rapida manovra, e quasi nessuno dei suoi combattenti ebbe l’intelligenza di liberarsi dall’impaccio tagliando la corda che lo legava agli altri.

Così, i lancieri di Shrick, portatisi in prima fila, ebbero facile gioco nell’inchiodare uno ad uno i soldati di Sterret alle pareti della gallerìa, trafiggendoli con le sottili, micidiali aste. Non tutti rimasero uccisi sul colpo, qualcuno, più sfortunato, si divincolò a lungo, uggiolando, cercando di strappar via dalle carni martoriate le lance, ma senza riuscirci.



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