
«… suo padre è un gigante!»
Una fragorosa risata echeggiò nel Luogo-d’Incontro.
«No. Ma ho sentito dire che forse i giganti, o i loro padri e madri, erano dei Diversi. E…»
«Chi te l’ha detto?»
«Strela».
«Sì, Strela la Saggia. Che nella sua saggezza mangiò una grande quantità di cibo-che-uccide!»
Ancora una volta quell’odiosa risata echeggiò tra l’assemblea.
Sterret sollevò la mano che reggeva la lancia, scorciando la sua stretta sull’impugnatura. Il suo volto si corrugò mentre pregustava il vivido zampillo di sangue che tra un attimo sarebbe sgorgato dalla gola del Diverso. Weena urlò. Con una mano tolse suo figlio all’odiosa stretta del capo, con l’altra afferrò la sua lancia e gliela strappò.
Sterret era vecchio, e poiché aveva esercitato da molte generazioni la sua autorità senza alcuna opposizione, si era fatto incauto. Eppure, per quanto vecchio fosse, evitò il colpo violento che gli vibrò la madre. E non ebbe bisogno di gridare ordini. Da ogni parte il popolo si stava precipitando sulla ribelle.
Già in preda all’orrore per la sua azione. Weena sapeva di non potersi aspettare alcuna pietà. Eppure la vita, perfino quella vissuta dalla tribù, era dolce. Prendendo lo slancio dalla superficie grigia e spugnosa del Luogo-d’Incontro, saltò. L’impeto del suo balzo la fece arrivare accanto alla porta attraverso la quale entrava a fiotti la luce dell’Interno. La guardia che si trovava là era disarmata, giacché, a cosa mai sarebbe servita una minuscola lancia contro i giganti? La guardia, dunque, arretrò davanti all’aguzza punta luccicante e ai denti digrignanti di Weena. E poi Weena fu all’Interno.
Sapeva che avrebbe potuto difendere la porta per un tempo indefinito contro gli inseguitori. Ma quello era il paese dei giganti. Nell’angoscia della indecisione, si appoggiò al fianco della porta, sempre stringendo in mano la lancia. Una testa sbucò dall’apertura, poi si ritrasse sgocciolante sangue. Soltanto più tardi si rese conto che era la testa di Skreer.
