Fu conscia dell’intensa luce che illuminava tutto, intorno a lei, dei vasti spazi che si stendevano da ogni lato del suo corpo avvezzo ai luoghi angusti delle caverne e delle gallerie. Si sentiva nuda, e, malgrado la lancia, del tutto indifesa.

Poi, ciò che temeva, avvenne.

Avverti, dietro di lei, l’avvicinarsi di due giganti. Percepì il loro respiro, il rombo basso, infinitamente minaccioso, delle loro voci mentre parlavano fra loro. Non l’avevano vista — di questo era certa, ma era soltanto questione di pochi battiti di cuore prima che ciò avvenisse. Quella porta spalancata, con la certezza della morte che l’attendeva oltre ad essa, pareva assai più preferibile al terrore dell’ignoto. Se fosse stata in gioco soltanto la sua vita, sarebbe tornata dentro ad affrontare la giusta collera del suo capo, del suo compagno e della sua tribù.

Lottando per non cader preda del panico cieco, si costrinse a una lucidità di pensiero di solito estranea alla sua stessa natura. Se avesse ceduto all’istinto, fuggendo all’impazzata davanti ai giganti che si avvicinavano, si sarebbe fatta vedere. La sua unica speranza stava nel rimanere del tutto immobile. Skreer e gli altri maschi che avevano partecipato alle incursioni nell’Interno le avevano detto che i giganti, incuranti a motivo delle loro dimensioni e della loro forza, più spesso che no non si accorgevano del Popolo, a meno che non venisse fatto qualche movimento che li tradiva.

I giganti erano molto vicini.

Girò la testa con estrema lentezza.

Adesso poteva vederli, due immense figure che galleggiavano nell’aria con tranquilla arroganza. Non l’avevano vista, e lei ebbe conferma che non si sarebbero minimamente accorti se non avesse fatto qualche movimento inconsulto che richiamasse la loro attenzione. Però, com’era difficile resistere all’impulso di rituffarsi dentro la porta che dava sul Luogo-d’Incontro, per incontrare la morte certa per mano della tribù offesa! Era ancora più difficile lasciar la presa con la quale si teneva aggrappata alla porta e fuggire — dovunque — in preda a un panico urlante.



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