Il sapore forte del cloroformio lo scaraventò di nuovo nello spazio profondo.


Una minuscola lama di luce, minuscola come una stella, perforò la volta, crebbe fino a diventare un cerchio e lo risucchiò dalle tenebre del pozzo. No, io resto qui, lasciatemi qui nel buio della mia prigione! Ma, inesorabilmente, il prigioniero fu trascinato, strappato via, su, verso il cerchio sempre più grande, finché non fu di nuovo nel suo studio. Con James Cagney adesso c'era anche una ragazza, ma non era l'unico particolare nuovo. Un altro filo elettrico gli segava il viso adesso, lo avevano bloccato strettamente sotto il naso per inchiodarlo all'alto schienale, avvertiva perfino i contorni in rilievo di un antico stemma premuti sul cuoio capelluto. E c'era di più. Oh, Maria, madre di Cristo, Virgen de la Macarena, de la… de la Esperanza… che cosa mi avete fatto?

Le lacrime scorrevano calde sulle guance, giù lungo il viso, agli angoli della bocca, cadevano fitte sulla camicia bianca. Sapore dolciastro di metallo tra i denti. Che cosa mi avete fatto? Lo schermo si stava avvicinando sulle rotelle, poi si fermò all'altezza delle ginocchia. Troppe cose stavano succedendo tutte insieme. Cagney baciava la ragazza, con cattiveria, il filo elettrico gli lacerava il setto nasale, il panico saliva dai piedi, scavandosi la via dentro di lui e, mentre avanzava, aumentava incontrollabilmente, si insinuava nei suoi organi, si infilava nell'aorta sempre più stretta. Irreprimibile. Insopportabile. Inconcepibile. Il prigioniero aveva la mente vacua, gli occhi in fiamme, le lacrime sfuggivano incandescenti. Le palpebre — linee ispide ardenti nell'oscurità — avanzarono verso le pupille nere e lucenti, ferendogli il bianco degli occhi.

Un contagocce comparve nel suo arroventato campo visivo, una goccia tremolante di rugiada appesa al tubicino di vetro. I suoi occhi l'avrebbero accolta con avidità, quella e molte altre ancora.



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