
Il Crocevia dei Quando, attraverso gli interstizi del pensiero chiamati tempo, attraverso immagini riflesse chiamate spazio: un altro allora, un altro ora. Questo posto, là. Al di là dei concetti, la transmogrificazione della semplicità finalmente etichettate se. Quaranta e più passi a lato, ma più tardi, molto più tardi. Là, in quel centro supremo, dove tutto si irradia verso l’esterno, diventando infinitamente più complesso, l’enigma della simmetria, dell’armonia, della proporzione che canta con ordine perfettamente intonato in questo posto, dove tutto incominciò, incomincia e incomincerà. Il centro. Il Crocevia dei Quando.
Oppure: cento milioni d’anni nel futuro. E: cento milioni di parsec al di là del limite più remoto dello spazio misurabile. E: distorsioni di parallasse innumerevoli attraverso gli universi delle esistenze parallele. Infine: un infinito di balzi motivati dalla mente al di là del pensiero umano.
Là: il Crocevia dei Quando.
Sul livello malva, accovacciato su onde di un magenta più scuro che nascondevano la sua forma arcuata, il pazzo attendeva. Era un drago, tozzo e con il torso arrotondato, la coda affusolata e coriacea ripiegata sotto il capo: i piccoli, solidi scudi ossei si alzavano perpendicolarmente dal dorso arcuato, scendendo fino all’estremità della coda, con le punte rivolte in alto; le braccia unghiute, più corte, ripiegate sul petto massiccio. Aveva le sette teste canine di un antico Cerbero. Ogni testa osservava, attendeva, famelica, demente.
Vide il brillante cuneo giallo di luce che si muoveva a caso nel malva, facendosi sempre più vicino. Sapeva che non poteva fuggire, il movimento lo avrebbe tradito, la luce spettrale l’avrebbe trovato immediatamente. La paura soffocava il pazzo. Lo spettro l’aveva inseguito attraverso l’innocenza e l’umiltà e altri nove offuscamenti emotivi che lui aveva tentato. Doveva fare qualcosa, far perdere le sue tracce. Ma era solo, su quel livello. Era stato chiuso qualche tempo prima, per ripulirlo delle emozioni residue. Se lui non fosse stato così terribilmente confuso per via delle uccisioni, se non fosse sprofondato nel disorientamento, non si sarebbe mai messo in trappola in un livello chiuso.
