
Adesso che era lì, adesso che non sapeva dove nascondersi, dove fuggire per sottrarsi alla luce spettrale che l’avrebbe stanato sistematicamente. Allora lo avrebbero ripulito.
Il pazzo scelse l’unica possibilità: chiuse la propria mente, tutti i sette cervelli, come era chiuso il livello malva. Escluse tutti i pensieri, spense i fuochi delle emozioni, interruppe i circuiti neurali che trasmettevano energia alla sua mente. Come una grande macchina che degrada dalla massima efficienza, i suoi pensieri rallentarono, avvizzirono, impallidirono. Poi vi fu un vuoto, là dove era stato lui. Le sette teste canine dormivano.
Il drago aveva cessato di esistere, dal punto di vista del pensiero, e la luce spettrale lo sfiorò, senza trovare nulla su cui indugiare. Ma coloro che cercavano il pazzo erano sani di mente, non squilibrati come lui; la loro sanità mentale era bene ordinata, e nell’ordine essi presero in considerazione ogni esigenza. La luce spettrale fu seguita da raggi termocercatori, da sensori rilevatori di massa, da rintracciatori in grado di stanare la pista della materia estranea in un livello chiuso.
Trovarono il pazzo. Lo individuarono, spento come un sole divenuto freddo, e lo trasferirono; lui non si accorse del movimento; era isolato nei suoi crani silenziosi.
Ma quando decise di riaprire i suoi pensieri, nell’eterno disorientamento che segue una chiusura totale, si trovò bloccato in stasi in un reparto di drenaggio al Terzo Livello Rosso Attivo. E allora urlò con tutte le sue sette gole.
Il suono, naturalmente, si perse nelle sordine laringee che avevo inserito, prima che lui si rigirasse. La mancanza del suono lo atterrì ancora di più.
