Era incorporato in una sostanza ambrata che gli aderiva addosso delicatamente; se fosse stato in un’era molto più antica, su un altro mondo, in un altro continuum, sarebbe finito semplicemente su un letto di contenzione in un manicomio. Ma il drago era bloccato in stasi su un livello rosso, al Crocevia dei Quando. Il suo letto d’ospedale era antigravità, senza peso, totalmente rilassante, e gli propinava, attraverso la pelle coriacea, sostanze nutrienti, tonici e tranquillanti. Era in attesa di venir drenato.

Linah entrò fluttuando nel reparto, seguito da Semph, lo scopritore del drenaggio. E la sua nemesi più eloquente, Linah, che cercava l’Elevazione Pubblica al grado di Prefetto. Fluttuarono lungo le file dei pazienti racchiusi nell’ambra: i rospi, i cubi cristallini dalle palpebre a tamburo, gli esseri con esoscheletri, i metamorfi con pseudopodi, e il drago con sette teste. Si soffermarono davanti al pazzo, un poco più in alto di lui. Lui poteva guardarli, dal basso in alto: immagini viste sette volte: ma non era in grado di emettere il minimo suono.

— Se mai avessi avuto bisogno d’una ragione conclusiva, eccone una delle migliori — disse Linah, inclinando la testa verso il pazzo.

Semph immerse una canna d’analisi nella sostanza ambrata, la ritirò ed effettuò una rapida lettura delle condizioni del paziente. — Se mai avessi bisogno di un avvertimento più decisivo — disse sottovoce Semph — eccone uno dei migliori.

— La scienza si piega al volere delle masse — disse Linah.

— Preferirei non doverlo credere — si affrettò a rispondere Semph. C’era nella sua voce un tono indefinibile, ma che soverchiava l’aggressività delle sue parole.

— Provvedere io, Semph: credimi. Farò in modo che la Concordia approvi la risoluzione.

— Linah, da quanto tempo ci conosciamo?



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