— Dal tuo terzo flusso. Dal mio secondo.

— È esatto, più o meno. Ti ho mai detto una bugia? Ti ho mai chiesto di fare qualcosa che avrebbe potuto danneggiarti?

— No. No, a quanto ricordo.

— E allora perché non mi vuoi ascoltare, questa volta?

— Perché penso che tu abbia torto. Non sono un fanatico, Semph. Non è una questione politica. Sono fermamente convinto che questa sia l’occasione migliore che abbiamo mai avuto.

— Ma è un disastro per chiunque altro e dovunque, e Dio solo sa fin dove, attraverso la parallasse. Noi smettiamo di sporcare nel nostro nido, a spese di tutti gli altri nidi che siano mai esistiti.

Linah allargò le mani in un gesto rassegnato. — Sopravvivenza.

Semph scosse lentamente il capo, con una stanchezza che si rispecchiava nella sua espressione. — Vorrei poter drenare anche quello.

— E non puoi?

Semph scrollò le spalle. — Posso drenare qualunque cosa. Ma quel che resterebbe non ne varrebbe la pena.

La sostanza ambrata cambiò colore. Brillò, irradiandosi nel profondo con un’intensità azzurra. — Il paziente è pronto — disse Semph. — Linah, ancora una volta. Supplicherò, se sarà necessario. Ti prego. Attendi fino alla prossima seduta. Non è necessario che la Concordia lo faccia ora. Lasciami effettuare qualche altra prova, lasciami vedere fino a che punto risale questa sozzura, quanti danni può causare. Lasciami preparare qualche relazione.

Linah era incrollabile. Scosse il capo, con fare deciso. — Posso assistere al drenaggio con te?

Semph si lasciò sfuggire un lungo sospiro. Era stato sconfitto, e lo sapeva. — Sì, sta bene.

La sostanza ambrata, con il suo fardello silenzioso, cominciò a salire. Arrivò all’altezza dei due uomini, e scivolò dolcemente nell’aria in mezzo a loro. I due seguirono fluttuando il contenitore levigato in cui era incorporato il drago dalle sette teste canine, e Semph aveva l’aria di voler dire qualcosa d’altro. Ma non c’era nulla da dire.



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