— La dama di Crom, madre dei miei eredi — presentò Fax senza il minimo orgoglio né cordialità.

— Dama… — F’lar si fermò un istante aspettando che gli venisse detto il nome della donna, la quale gratificò il suo signore di un’occhiata fulminante.

— Gemma — disse secco Fax.

F’lar fece un profondo inchino.

— Dama Gemma, il Weyr è in Cerca e gradirebbe la vostra ospitalità.

— Nobile F’lar — rispose lei a voce bassa — sei il benvenuto.

A F’lar non sfuggirono la sua esitazione e la sua facilità nel riconoscerlo. Le rivolse un sorriso gratificante e più cordiale del necessario. Era probabile che Fax avesse parecchie piacenti concubine, a giudicare dal numero delle donne, e forse dama Gemma ne avrebbe congedate una o due senza difficoltà.

Fax andò avanti a presentare bofonchiando i nomi, ma a un certo punto si accorse dell’inutilità di quel metodo, perché F’lar glieli faceva sempre ripetere. F’nor se ne stava indolente vicino alla porta d’entrata, divertendosi a prendere nota delle dame che Fax cercava di far passare inosservate. Dopo, in privato, lui e il fratello avrebbero potuto scambiarsi le loro impressioni, anche se era già chiaro che nessuna era adatta alla Cerca. Fax amava le donne piccole e ben in carne e nessuna si distingueva per vivacità. Se anche un tempo erano state vive ed energiche, ogni entusiasmo in loro si era sopito: Fax era senz’altro uno stallone più che un amante. La maggior parte di loro non aveva visto molto l’acqua, almeno nell’inverno appena passato: lo dicevano i capelli ricoperti di olio irrancidito. L’unica dotata di una certa energia fra tutte quelle donne di Fax era dama Gemma, che però era ormai in là con gli anni.

Terminati i convenevoli gli ospiti vennero condotti all’esterno. F’nor si licenziò per raggiungere i dragonieri e F’lar venne accompagnato da un riluttante Fax nell’alloggio destinatogli.



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