
— L’tol si era sistemato da queste parti — continuò F’lar.
— L’tol?
— Sì, era uno dei cavalieri verdi di S’lel, non ricordi?
Una brusca sterzata durante le Gare di primavera aveva portato L’tol e il suo animale in un soffio fosforico di Tuenth, il drago di bronzo di S’lel. L’uomo era stato gettato lontano dal collo della sua bestia che cercava di resistere allo sbuffo. Un compagno di squadra aveva cercato di afferrarlo al volo, ma il drago verde, completamente ustionato, era morto per lo shock e per l’avvelenamento.
— L’tol può aiutarci nella Cerca — commentò F’nor mentre si dirigevano verso le porte di bronzo dell’opificio dei tessitori. Si fermarono un istante sulla porta per abituare gli occhi alla penombra. Le luci riempivano le nicchie delle pareti e pendevano dai telai con i quali gli artigiani intessevano gli arazzi più belli e i tessuti più fini. L’atmosfera era silenziosa e alacre.
Prima ancora che i loro occhi si fossero abituati all’oscurità furono raggiunti da un uomo che li invitò gentilmente a seguirlo.
Furono condotti in un piccolo ufficio, a destra della porta d’ingresso, diviso dal resto del locale da una tenda. L’uomo si girò verso di loro, mettendo il viso alla luce dei lumi appesa alle pareti. C’era in lui qualcosa di imprecisabile che lo faceva appartenere ai dragonieri, ma il suo volto era marcato da profonde rughe e una guancia mostrava delle cicatrici da ustione. Sbatteva in continuazione le palpebre.
— Il mio nome adesso è Lytol — disse rauco.
F’lar fece un cenno d’assenso.
— Immagino che tu sia F’lar. E tu F’nor. Assomigliate tutti e due a vostro padre.
