
— Quando Fax ha preso il potere gli uomini con un po’ di buon senso hanno allontanato le figlie dalle Terre Alte… o le hanno sfregiate. — Si interruppe con il volto incupito per il ricordo e gli occhi socchiusi e minacciosi. — Io sono stato uno stupido. Ho pensato che la mia posizione mi garantisse l’immunità.
Si riprese. Raddrizzò le spalle e si volse verso di loro. Il suo atteggiamento era vendicativo e la sua voce bassa e tesa.
— Ammazzate quel tiranno, cavalieri dei draghi. Fatelo per il bene di Pern, del Weyr, della regina. Fax è solo in attesa del momento giusto. Dissemina la discordia tra gli altri signori e… — la sua risata era diventata isterica — e crede di valere quanto un dragoniere.
— Perciò non ci sono donne degne di nota qui alla fortezza? — domandò F’lar con voce tagliente, interrompendo la bizzarra spiegazione dell’altro.
Lytol lo fissò.
— Non ve l’ho già detto? Le migliori sono morte o sono lontane. Sono rimaste solo quelle che non valgono niente. Sono stupide e sciocche, ignoranti e svampite. Allora avevate già Jora… — Improvvisamente serrò le labbra e scosse la testa, accarezzandosi il volto come per allontanare l’ansia.
— E le altre fortezze?
Lytol scosse la testa, incupito.
— La stessa cosa: o morte o scappate.
— E forte Ruath?
Lytol cessò di scuotersi e fissò F’lar, atteggiando le labbra a un sorriso sapiente. Rise, senza allegria.
— Cosa credi di trovare a forte Ruath, una Torene o una Moreta? Sappi, cavaliere di bronzo, che tutti i ruathani sono morti. La spada di Fax era assetata quel giorno. Conosceva la verità delle ballate sull’ospitalità dei signori ruathani. I ruathani erano una razza particolare, diversa da tutte le altre, davvero… — la voce gli calò fino a essere quasi impercettibile. — Là c’erano molti uomini del Weyr in esilio, come me.
F’lar annuì gravemente. Non aveva il coraggio di togliere a quell’uomo il suo conforto.
