
— Nella valle di Ruath non è rimasto quasi niente — ridacchiò Lytol. — Da quella fortezza non vengono altro che guai per Fax. — Quel pensiero ridiede a Lytol un po’ di contegno e l’espressione del suo volto divenne meno cupa. — Qui, in questo forte, siamo diventati i migliori tessitori di tutto Pern, e i fabbri forgiano le armi più capaci. — Il suo sguardo brillava d’orgoglio per la sua nuova comunità. Quelli che arrivano da Ruatha muoiono sempre o di strane malattie o di incidenti ancora più insoliti. Le donne che Fax si prendeva… — rise malignamente. — Gira la voce che dopo restasse impotente per mesi.
F’lar arrivò a una strana conclusione.
— C’è ancora qualcuno del Sangue?
— No!
— E tra le famiglie degli artigiani e dei contadini nessuna ha il sangue del Weyr?
Lytol aggrottò la fronte, sorpreso, quindi si accarezzò la cicatrice sulla guancia.
— Alcune l’avevano — confessò lentamente. — Alcune. Ma credo che siano tutte estinte. — Pensò ancora un momento, quindi scosse il capo con decisione. — Al momento dell’invasione la resistenza fu accanita. Fax decapitò le donne e i bambini e mise in prigione chiunque si fosse battuto per Ruatha.
F’lar scrollò le spalle. Era stata solo un’idea. Certamente Fax con la sua violenza aveva eliminato non solo la resistenza, ma anche i migliori artigiani. In questo modo si sarebbe spiegata la pessima qualità dei manufatti ruathani e l’affermarsi dei tessitori delle Terre Alte in tutte le specializzazioni.
— Mi piacerebbe tanto poterti dare delle notizie più piacevoli, dragoniere — si scusò Lytol.
— Non ha importanza — garantì F’lar sollevando la tenda che chiudeva l’ufficio.
Lytol gli si fece vicino, agitato.
— Tieni bene a mente quello che ti ho detto sulle mire di Fax. Obbliga R’gul o il nuovo comandante del Weyr, chiunque egli sia, a tenere d’occhio le Terre Alte.
