
Le emissioni di fosforo degli animali mostravano il loro perfetto coordinamento. R’gul poteva anche giudicare inutili le esercitazioni con le pietre focaie e ricordare avvenimenti analoghi a quello che aveva costretto Lytol all’esilio… ma F’lar rispettava la tradizione, e altrettanto dovevano fare i suoi uomini se non volevano lasciare lo squadrone… e nessuno lo avrebbe mai fatto.
Era consapevole della gioia selvaggia che si provava a cavalcare un drago fiammeggiante: i fumi della fosfina esilaravano e si era investiti da un senso di potere tale che non aveva pari nell’esperienza umana. I dragonieri erano diversi dal resto degli uomini, dal momento in cui iniziava il Primo Schema di Apprendimento. Insomma, cavalcare un drago da combattimento, di qualunque colore fosse, ripagava ampiamente i rischi, l’incessante stato di all’erta e l’isolamento dal mondo.
Mnementh si piegò per attraversare la stretta spaccatura del Passo che conduceva a Ruatha. Appena superatolo, la discrepanza tra le due fortezze li colpì.
F’lar restò senza parole. Durante la visita alle ultime quattro fortezze si era convinto che la sua Cerca sarebbe terminata a Ruatha.
Aveva sì trovato quella brunetta, la figlia del tessitore di Nabol, ma… e poi c’era quella ragazza alta e malinconica con due occhi immensi, il cui padre era il Connestabile di Crom, però… Erano solo possibilità. Se al posto di F’lar ci fosse stato S’lel e K’net o D’nol forse sarebbero state accolte come eventuali compagne, sebbene non esattamente come dame del Weyr.
Si era sempre detto che la donna ideale l’avrebbe trovata nel Sud. Adesso, di fronte alle rovine di Ruatha, le sue certezze scomparvero. Sotto di lui la bandiera di Fax lo invitava a scendere. Reagendo alla cocente delusione, diede istruzioni a Mnementh e scese. Nella valle desolata Fax agitava le braccia, mentre controllava a fatica il suo cavallo terrorizzato.
