
— Ecco la grande Ruatha su cui facevi tanto affidamento — disse con sarcasmo.
F’lar gli riservò un sorriso agghiacciante, domandandosi come avesse fatto Fax a capirlo. Si era tradito da solo nelle altre fortezze? oppure ci era arrivato per puro caso?
— Adesso capisco perché i prodotti delle Terre Alte sono migliori — si sforzò di rispondergli. Mnementh rombò e F’lar lo fece ricomporre bruscamente. Il grande animale di bronzo era disgustato da Fax, quasi lo odiava. Un sentimento del genere era talmente strano per un drago che F’lar ne era preoccupato. Non avrebbe certo pianto di fronte alla morte di Fax, ma non doveva accadere per colpa di Mnementh.
— Da Ruatha non arriva quasi niente degno di nota — ringhiò Fax. Diede al cavallo uno strattone tale che la schiuma che gli bagnava il muso si colorò di sangue. E quando l’animale rovesciò la testa all’indietro per allentare il morso gli sferrò un colpo rabbioso tra le orecchie. Era evidente che quel colpo non era destinato al cavallo ma all’inoperosa Ruatha. — Il signore sono io. Nessuno del Sangue ha contestato il mio potere, quindi ne ho tutto il diritto: Ruatha deve dare il dovuto tributo…
— E patire la fame per il resto dell’anno — commentò asciutto F’lar osservando l’ampia vallata. I campi arati erano pochissimi e le greggi nei pascoli scarse. Persino gli orti erano deprimenti. Crom, la valle confinante, era colma di fiori. Qui non se ne vedevano quasi, come se si rifiutassero di sbocciare in un posto tanto triste. Nonostante fosse già giorno avanzato le fattorie erano prive di vita. Regnava un’atmosfera pregna di disperazione.
— Si sono opposti al mio dominio, qui a Ruatha.
F’lar lo guardò. La sua voce era piena di rabbia e l’espressione contratta del volto pareva augurare nuove sofferenze ai ribelli della fortezza.
