Però l’istinto alla vendetta era mescolato a un’altra forte emozione, impossibile da determinare ma evidente fin dal momento in cui F’lar aveva abilmente suggerito per la prima volta un giro delle fortezze. Non era certo paura, Fax era coraggioso e spavaldo. Repulsione? Preoccupazione? Insicurezza? F’lar non riusciva a dare un nome alla riluttanza che Fax dimostrava alla sola idea di fare visita a Ruatha: sicuramente non ne era entusiasta e dal momento in cui erano entrati nei confini della fortezza era diventato violento.

— Che stupidi questi ruathani — commentò cordialmente F’lar. Fax si volse verso di lui con la mano appoggiata sull’impugnatura della spada e gli occhi scintillanti. Il dragoniere si rese piacevolmente conto che l’usurpatore sarebbe stato capace di sfidare anche uno come lui e rimase quasi deluso quando l’altro mantenne il controllo e stringendo saldamente le redini lanciò il cavallo a un galoppo frenetico.

Prima o poi lo ammazzerò, si disse mentre Mnementh spiegava le ali in segno di approvazione.

D’nor si avvicinò.

— Ho notato che stava per sguainare la spada. — I suo occhi erano accesi e il suo sorriso acido.

— Sì, ma poi gli è venuto in mente che stavo cavalcando un drago.

— Stai all’erta, cavaliere di bronzo, vuole ucciderti e in fretta.

— Bisogna vedere se ce la farà!

— Ha fama di essere un combattente accanito — gli ricordò F’nor senza più sorridere.

Mnementh sbatté nuovamente le ali e F’lar gli accarezzò meccanicamente il collo liscio.

— Sarei svantaggiato? — domandò, colpito dalle parole del fratello.

— Non credo — rispose prontamente F’nor sconcertato. — Io personalmente non l’ho mai visto in azione, ma quello che mi hanno riferito non mi piace affatto. Uccide di frequente, anche senza motivo.



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