Slegò i capelli e lasciò che la loro massa in disordine le coprisse il volto. Atteggiò il suo corpo alla consueta positura sciatta e ricurva, quindi scese precipitosamente le scale diretta verso il wher da guardia che si lamentava pietosamente e sbatteva i grandi occhi abbagliati dalla luminosità crescente del giorno. Incurante del suo alito fetido, Lessa abbracciò la testa ricoperta di scaglie e ne grattò le orecchie. Il wher da guardia, estatico per il piacere, tremava tutto facendo frusciare le ali tarpate. Era l’unico a sapere la sua vera identità, ed era l’unico essere vivente di tutta Pern a godere della sua fiducia da quel mattino in cui, disperata, si era portata nel covile buio e fetido inseguita dalle spade assetate che avevano già bevuto tanto sangue ruathano.

Si rimise in piedi, ricordando al wher di trattarla davanti a tutti come una qualsiasi: con cattiveria. L’animale glielo promise, ondeggiando per sottolineare la propria contrarietà.

Le mura esterne della Fortezza furono raggiunte dai primi raggi del sole. Il wher da guardia si precipitò urlando nella sua tana scura. Lessa si affrettò verso la cucina, rientrò nella dispensa dei formaggi.

Oltre il Weyr e la Conca, bronzei, marroni, azzurri e verdi, i Dragonieri di Pern si ergono: li vedi e subito svaniscono.

Il primo ad apparire nel cielo sopra la Fortezza principale del sedicente signore delle Terre Alte fu F’lar, sul grande collo del bronzeo Mnementh. Alle sue spalle comparvero gli altri in una perfetta formazione a cuneo. F’lar verificò automaticamente la formazione: era proprio come nel momento della loro entrata in mezzo.

Mentre Mnementh si dirigeva con un arco al perimetro del forte, come richiedeva il carattere amichevole della visita, F’lar osservava con crescente ostilità la situazione critica delle difese. Le fosse delle pietre focaie erano vuote e i canali stagliati nella roccia e collegati a esse erano ricoperti da uno strato di muschio verdastro.



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