
Su Pern c’era ancora un Signore che mantenesse la sua fortezza di pietra nel rispetto delle antiche leggi? F’lar strinse le labbra. Una volta terminata la sua Cerca e impostato lo Schema di Apprendimento era necessario tenere al Weyr un solenne Concilio punitivo. E per il guscio d’oro della regina, lui ne sarebbe stato estirpato da quell’aspetto verde e pericoloso dalle alture: l’erba sugli edifici. Nessuna fattoria sarebbe più stata circondata da una cintura verdeggiante e le decime, versate con avarizia e malanimo sotto la minaccia delle pietre focaie, sarebbero affluite con la dovuta abbondanza nel Weyr del draghi.
Con un rombo di approvazione Mnementh ripiegò le ali e atterrò delicatamente sulle pietre ricoperte dall’erba della Fortezza di Fax. Il drago di bronzo richiuse completamente le ali e F’lar sentì la sirena d’allarme della Grande Torre del forte. Fece segno a Mnementh di voler scendere e la bestia si accucciò. Il giovane restò vicino all’enorme testa aguzza del drago aspettando educatamente che il signore della fortezza arrivasse. Volse lo sguardo verso la valle avvolta dalla foschia del caldo sole primaverile, incurante dei volti furtivi che sbirciavano dalle feritoie dei parapetti e dalle finestre aperte nella roccia.
Non si volse neanche quando venne investito da un soffio d’aria che annunciava l’arrivo del resto del gruppo. Si rese comunque conto che dietro di lui il suo fratellastro F’nor, il cavaliere marrone, aveva assunto la solita posizione alla sua sinistra, a una lunghezza di drago. Lo vide con la coda dell’occhio calpestare con il tacco dello stivale l’erba che spuntava tra le pietre.
