
Dal grande cortile dietro le porte spalancate giunse un ordine, simile a un intenso bisbiglio. Comparvero degli uomini, guidati da un individuo robusto di media altezza.
Mnementh inarcò il collo per poter appoggiare a terra la testa. I suoi occhi sfaccettati vennero a trovarsi giusto alla pari della testa di F’lar e si fissarono con sconcertante curiosità sul drappello che si stava avvicinando. Era incomprensibile, per i draghi, il motivo dell’incontrollabile paura che nasceva nella gente alla loro vista. In una sola occasione della sua vita un drago avrebbe aggredito un essere umano, e a ragione, vista la sua ignoranza. F’lar non era in grado di spiegargli per quali motivi politici era necessario impaurire gli abitanti delle Fortezze, dal Signore agli artigiani. Sapeva solo che l’ansia e il timore che trasparivano dai volti di quegli uomini, nonostante turbassero Mnementh davano a lui uno strano senso di soddisfazione.
— Benvenuto alla fortezza del Signore delle Terre Alte, bronzeo cavaliere del drago. Fax è al tuo servizio. — L’uomo fece un rispettoso saluto.
Il fatto che avesse usato la terza persona poteva anche essere considerato un insulto, a voler essere pignoli. Ma quel particolare collimava con le informazioni che F’lar aveva avuto su Fax, perciò lasciò perdere. Anche l’avvertimento che era un individuo avido rispecchiava la realtà. Il suo sguardo notò ogni particolare dell’abbigliamento di F’lar e la fronte si corrugò leggermente alla vista della spada dall’impugnatura elegantemente intarsiata.
A sua volta F’lar osservò i numerosi e sfarzosi anelli che scintillavano sulla mano sinistra del Signore della Fortezza. La destra era rimasta leggermente piegata nel tipico atteggiamento del guerriero di professione. La preziosa tunica era macchiata e il peso del corpo, proteso in avanti, gravava sulle dita dei piedi calzati da pesanti stivali di pelle wher e solidamente piantati a terra. Bisognava affrontarlo con cautela, decise F’lar.
