Non per niente aveva conquistato cinque fortezze confinanti: già quell’audacia era di per sé indicativa. Ne aveva poi acquistata una sesta con il matrimonio e aveva ereditato la settima legalmente anche se in circostanze molto particolari. Aveva fama di libertino, oltretutto. Tra quelle sette fortezze, pensò F’lar, la sua Cerca avrebbe potuto dare buoni risultati. R’gul era libero di fare la sua Cerca nel Sud, tra quelle donne tanto belle quanto indolenti. Il Weyr adesso aveva bisogno di una donna forte. Jora era stata un disastro con Nemorth. La Dama del Weyr ideale, secondo F’lar, era quella cresciuta nell’avversità e nell’incertezza.

— Siamo occupati nella Cerca — spiegò gentilmente F’lar. — E desidereremmo la tua ospitalità, nobile Fax.

Appena venne nominata la Cerca Fax chiuse impercettibilmente gli occhi.

— Mi avevano detto che Jora è morta — rispose senza più usare la terza persona come se F’lar, facendo finta di niente, avesse superato una prova. — Così Nemorth ha deposto l’uovo dal quale nascerà la regina, eh? — continuò con lo sguardo che vagava sullo squadrone, valutando la disciplina degli uomini e il loro colorito sano dei draghi.

F’lar non rispose neanche a una domanda tanto scontata.

— E, nobile… — Fax esitò, piegando leggermente il capo verso il dragoniere, come in attesa.

Per un brevissimo istante F’lar si domandò se lo stavano provocando, con quegli insulti sottili. I nomi dei cavalieri di bronzo erano noti su tutto Pern, al pari del nome della regina dei draghi e della dama del Weyr. Cercò di mantenere un’espressione calma e tenne gli occhi fissi in quelli di Fax.

Con una ben calcolata sfumatura di arroganza F’nor si fece avanti, fermandosi giusto dietro la testa di Mnementh e sfiorando con trascuratezza la mascella dell’enorme bestia.

— Il cavaliere di bronzo di Mnementh, nobile F’lar, dovrà usufruire di un alloggio personale. Io invece, F’nor, il cavaliere marrone, preferirei restare con gli altri. Siamo dodici in tutto.



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