
Avendo incontrato un cavaliere sul sentiero, m’aspettavo d’incrociarne altri, ma non fu così. Camminai tranquillamente, ascoltando i richiami degli uccelli ed avvistando molta selvaggina. Poi, (con mia inesprimibile gioia) il sentiero attraversò un corso d’acqua. Lo risalii di una dozzina di passi, fino ad un punto in cui l’acqua era più quieta e lenta e scorreva su un letto di granito bianco. I pesciolini d’acqua dolce… la cui presenza indicava sempre se l’acqua era buona o meno da bere, fuggirono davanti ai miei stivali, e l’acqua si rivelò ancora fredda per la provenienza dai picchi montani e dolce per il ricordo della neve da cui era nata. Bevvi ripetutamente, fino a non poterne più, poi mi spogliai e mi lavai, per quanto l’acqua fosse fredda. Quando ebbi finito il bagno e mi fui rivestito, tornando al punto in cui avevo lasciato il sentiero, vidi dall’altra parte alcune tracce ravvicinate fra loro, dove un carlino era andato ad abbeverarsi. Esse erano sovrimpresse alle tracce della cavalcatura dell’ufficiale, e ciascuna era grossa come un piatto, senza che fossero visibili tracce d’artigli. Il vecchio Midan, che era stato il capo cacciatore di mio zio quando io ero la bambina Thecla, mi aveva detto una volta che gli smilodonti bevevano solo dopo essersi riempiti di cibo, e che quando avevano mangiato e bevuto non erano pericolosi, a meno che venissero molestati. Proseguii.
