Il sentiero si snodava attraverso una valle alberata, poi saliva verso una sella fra le colline. Quando fui vicino al punto più alto, notai un albero, del diametro di quasi due spanne, che era stato tagliato a metà (così sembrava) all’altezza dei miei occhi. Le estremità del moncone e dell’albero caduto erano lacerate, e non somigliavano affatto al taglio pulito di un’ascia. Nelle successive due o tre leghe che percorsi, ne vidi altri colpiti alla stessa maniera, e, a giudicare dalla mancanza di foglie e talvolta anche di corteccia sulle parti cadute, e dai nuovi germogli sui mozziconi dei tronchi, il danno era stato fatto da un anno e forse più.

Finalmente, il sentiero raggiunse una vera strada, qualcosa di cui avevo sentito parlare spesso ma che non avevo mai percorso, a meno che si trovasse in stato di abbandono. Somigliava molto alla vecchia strada che gli ulani stavano cercando di bloccare quando ero stato separato dal Dr. Talos, da Baldanders, da Jolenta e da Dorcas nel lasciare Nessus, ma non ero preparato alla nube di polvere che era sospesa su di essa. L’erba non vi cresceva, ed era molto più ampia della maggior parte delle strade di città.

Non avevo altra scelta se non quella di seguirla; gli alberi crescevano fitti intorno ad essa, gli spazi intermedi soffocati dai cespugli. All’inizio ebbi paura, rammentando le lance ardenti degli ulani, tuttavia mi parve probabile che la legge che proibiva l’uso delle strade non fosse più in uso quaggiù, altrimenti su quella che stavo seguendo non si sarebbe svolto tutto il traffico di cui scorgevo tracce evidenti. Cosicché quando, poco tempo più tardi, udii alcune voci ed un rumore di piedi in marcia alle mie spalle, mi limitai ad addentrarmi di un passo o due fra gli alberi, osservando apertamente la colonna che stava passando.

Per primo veniva un ufficiale, che cavalcava un bel destriero azzurro, le cui zanne non erano state tagliate ed erano state coperte di turchesi perché s’intonassero alla bardatura ed alla guaina dello stocco del cavaliere.



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