Era giovane, alta e forte, con un corpo attraente sebbene con i lineamenti eccessivamente marcati per i gusti degli uomini delle altre razze. Come tutti i suoi connazionali era biondissima e ricoperta di complicati tatuaggi sulle gambe e sugli avambracci; portava in vita un disintegratore che veniva tramandato di padre in figlio, ma aveva sostituito l’abbigliamento tipico di Kraken con la semplice tuta che indossavano tutti i membri della spedizione.

Era davvero piacevole quella baracca così fresca e ombrosa! Evalyth si sedette tirando un sospiro di sollievo e mise in funzione il trasmettitore. Nel momento in cui nell’aria prese forma l’immagine tridimensionale e si udì la voce di Donli, avvertì il cuore sobbalzarle leggermente nel petto.

— …Pare sceso da una specie di trifoglio.

Il ricevitore trasmetteva un quadro di alberi bassi e sparsi in mezzo alle pseudo-erbe indigene dal colore rossiccio, con foglie verdi e trilobate; quando Donli si avvicinò per permettere al calcolatore di memorizzare i più piccoli particolari, l’immagine si ingrandì. Evalyth si sforzò di ricordare, inarcando le sopracciglia… ecco! Il trifoglio era una forma vivente originaria della Vecchia Terra, ed era stata trasportata dall’uomo su un numero elevatissimo di pianeti prima dell’arrivo della Lunga Notte… cose ormai dimenticate da tutti.

Questi organismi erano in alcuni casi tanto cambiati rispetto alla forma originale da essere irriconoscibili. Migliaia di anni trascorsi li avevano modificati e adattati alle nuove condizioni ambientali, mentre i cambiamenti genetici si erano verificati quasi casualmente solo su piccoli gruppi iniziali. Nessuno su Kraken avrebbe immaginato che i rizobatteri, i pini e i gabbiani fossero forme provenienti dalla Terra, successivamente modificati, finché non furono riconosciuti dal gruppo di Donli. Nessuno di loro era ancora tornato al pianeta d’origine, ma le memorie di Atheia straboccavano di informazioni, come l’adorato capo ricciuto di Donli…



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