E quella che si distingueva nel campo visivo era proprio la sua mano, intenta a raccogliere campioni.

Evalyth provò l’impulso di baciarla ma si trattenne grazie al suo senso del dovere. Siamo al lavoro, si ripeté, abbiamo trovato una nuova colonia che era andata persa e che versa in condizioni disastrose, primitive al massimo. È nostro compito informare la Commissione se una spedizione civilizzatrice possa avere successo o se sia meglio utilizzare altrove le già scarse risorse dei Pianeti Alleati, abbandonando al proprio destino questa popolazione ancora per qualche centinaio di anni. Ma per poter completare il rapporto occorre approfondire la loro cultura e il loro mondo, ed è proprio per questo motivo che io sto qui su questi altipiani mentre lui si trova giù tra i barbari della giungla.

Per favore, amore, fai in fretta!

Udì la voce di Donli parlare nel linguaggio dei pianori, un genere decaduto del lokonese a sua volta lontano derivato dell’anglico. I glottologi l’avevano studiato in brevissimo tempo, lavorando intensamente; quindi, tramite il metodo ipnotico, l’avevano insegnato a tutto l’equipaggio.

Donli, in particolare, dopo alcuni giorni a contatto con gli indigeni parlava correttamente il loro dialetto, con grande ammirazione di Evalyth.

— Siamo quasi arrivati, vero Moru? Non mi avevi assicurato che si trovava di fianco all’accampamento?

— Ci siamo quasi, uomo venuto dalle nuvole!

Evalyth sentì risuonare dentro di sé un campanello di allarme. Cosa stava accadendo? Donli si era allontanato con la sola compagnia di un abitante del luogo? E sì che Rogar di Lokon li aveva avvisati della possibilità di un tradimento da parte degli indigeni! Ma solo il giorno prima Haimie Fiell, precipitato in un fiume impetuoso, era stato salvato dalle guide che avevano messo a repentaglio la propria vita…

Quando Donli fece dondolare il trasmettitore l’immagine si offuscò per un istante, suscitando in Evalyth un senso di vertigine. Solo a tratti riusciva ad avere una visione più vasta.



4 из 37