
«Una specie di maledetta plastica» diceva Gabby a Del. Cominciò a ridere, sempre più forte, fino a posargli il gomito sulla spalla.
«Ah ah ah… abbiamo passato la notte a scavare fuori due chili di plastica. Plastica!»
D’un tratto un rumore improvviso forò l’aria: un ululato, uno stridio sonoro che iniziò su toni bassi e crebbe sempre più alto e rumoroso. Non era attribuibile a nessuna creatura vivente, era diverso da qualsiasi suono avessi mai udito. Raggiunse l’apice della sonorità, ondeggiò fra due toni, salendo e scendendo, oooooo-eeeeee-oooooo-eeeeee-oooooo, e continuò in questo modo, simile al grido dei fantasmi di tutti i morti sotterrati nell’Orange County, o alle grida finali di tutte le vittime delle bombe.
Ci mettemmo a correre. Il rumore continuò, parve seguirci.
«Che cos’è?» gridò Mando.
«Sciacalli!» sibilò Steve. Il suono salì e scese, più vicino. «Più veloci!» gridò Steve, superandolo. Gli squarci della carreggiata non ci preoccupavano, li superavamo con un balzo. Delle pietre cominciarono a colpire il cemento alle nostre spalle e il terrapieno sul quale correva l’autostrada. «Non perdete i badili» gridò Del. Raccolsi da terra un sasso di buone dimensioni, in un certo modo sollevato dal sapere che eravamo inseguiti da semplici sciacalli. Alle mie spalle c’era solo nebbia, nebbia e ululati, ma i sassi sbucavano dal nulla con buona frequenza. Tirai il sasso contro una sagoma scura e corsi dietro gli altri, inseguito da ululati che erano come minimo animaleschi e potevano essere anche umani. Ma sopra ogni rumore si alzava il suono ondeggiante. «Henry!» gridò Steve. Gli altri erano scesi con lui dal terrapieno. Saltai giù e li seguii fra le erbacce. «Prendete dei sassi!» ordinò Steve. Ubbidimmo e li scagliammo subito sull’autostrada alle nostre spalle. Ci furono grida di risposta. «Ne abbiamo colpito uno!» disse Steve. Ma era impossibile esserne sicuri. Risalimmo sulla carreggiata e continuammo a correre. Lo stridio si allontanò dietro di noi. A un certo punto sbucammo nella valle San Mateo e sulla cresta Basilone, proprio sopra la nostra stessa valle. Dietro di noi il rumore continuò, attutito dalla distanza e dalla nebbia.
