«Togliamoci dal vento, Henry, ragazzo mio. È così freddo che le api fanno le sceme. Dovresti sentire le sciocchezze che dicono. Proprio come quando le affumicano. Prendi una tazza di tè?»

«Volentieri.» Il tè di Tom era così forte che sembrava quasi di fare un pasto.

«Ti sei preparato la lezione?»

«Certo. Hai sentito del cadavere gettato a riva?»

«Sono sceso a dargli un’occhiata. Gettato a riva proprio a nord della foce. Un giapponese, direi. L’abbiamo seppellito in fondo al cimitero, con gli altri.»

«Secondo te cosa gli è successo?»

«Be’…» Svoltammo nel sentiero che portava a casa sua. «Qualcuno gli ha sparato!» Ridacchiò, notando la mia espressione. «Immagino che cercasse di visitare gli Stati Uniti d’America. Ma gli Stati Uniti d’America sono vietati.» Attraversò l’aia senza fare la minima attenzione alle cianfrusaglie; lo seguii da vicino. Entrammo in casa. «Ovviamente qualcuno ci ha dichiarati zona vietata; siamo fuori della palizzata, ragazzo, solo che in questo caso la palizzata è piuttosto scura: le navi che vanno avanti e indietro sono così nere che le vedi anche in una notte senza luna… e sarebbe abbastanza sciocco, se davvero volessero rimanere invisibili. Non ho più incontrato uno straniero… uno straniero vivo, intendo, perché questi morti valgono poco come informatori, eh, eh… dal Giorno. Troppo, per essere semplice coincidenza, anche se non manca qualche segno della loro presenza. Ma il fatto principale è un altro: dove sono? Dal momento che ci sono davvero, là fuori.» Riempì la teiera. «Secondo la mia ipotesi, dichiararci zona vietata era l’unico modo per evitare che si disputassero il nostro territorio e lo distruggessero… ma te ne avevo già parlato, no?»

Risposi con un cenno.

«Eppure, a pensarci bene, non so neppure di chi si tratta.»

«Dei cinesi, no?»



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