«O dei giapponesi.»

«Allora secondo te stanno a Catalina solo per tenere lontano la gente?»

«So che a Catalina c’è qualcuno, che vive diversamente da noi. È l’unica cosa che so per certo. Da qui, la notte, ho visto le luci accendersi e spegnersi in tutta l’isola. Le hai viste anche tu.»

«Certo. Un vero spettacolo.»

«Già, Avalon dev’essere un piccolo porto molto attivo, di questi tempi. Senza dubbio c’è qualcosa di più grosso dietro, un porto di grande traffico, sai. È una benedizione, Henry, conoscere qualcosa con certezza. Sono rare, le cose che si può dire di conoscere. La conoscenza è come l’argento vivo.» Si avvicinò al focolare. «Ma c’è qualcuno, a Catalina.»

«Dovremmo andare a vedere chi c’è.»

Tom scosse la testa e guardò dall’ampia finestra le rapide folate di nebbia che arrivavano dal mare. «Non faremmo ritorno.»

Con aria mogia, gettò alcuni rametti sulle braci del fuoco sistemato in modo che bruciasse lentamente. Ci sedemmo davanti alla finestra, in due poltrone a braccioli, aspettando che l’acqua si scaldasse. Il mare era una stoffa a chiazze colorate, grigio chiaro e grigio scuro, con bottoni d’argento disseminati in una fila storta fra noi e il sole. Sembrava che venisse la pioggia, anziché la nebbia. Il vecchio Nicolin si sarebbe arrabbiato, perché non si può pescare sotto la pioggia. Tom si tirò la pelle del viso, disegnando uno schema nuovo nelle diecimila rughe che lo coprivano. «Che cosa mai è accaduto all’estate?» canticchiò. «Sì, quando la vita era fa-ci-leee.»

Gettai sul fuoco altri ramoscelli, senza far caso al motivetto udito già tante volte. Tom aveva raccontato un mucchio di storie sui vecchi tempi e aveva insistito che allora la nostra costa era un deserto spoglio e arido. Però, guardando dalla finestra le foreste e le nuvole gonfie, sentendo il fuoco scaldare l’aria gelida della stanza, ricordando l’avventura della notte precedente, non ero sicuro di potergli credere. Metà delle sue storie non trovavano conferma nei molti libri che possedeva… e poi, forse mi aveva insegnato a leggere male, in modo che le mie letture avallassero le sue parole.



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