
Ma sarebbe stato difficile inventare un sistema coerente, mi dissi, mentre lui gettava nel bricco una bustina di tè, fatto con le erbe che raccoglieva all’interno. E ricordai la volta che, a un raduno di scambio, era venuto di corsa da me, Steve e Kathryn, ebbro d’eccitazione, balbettando: «Guardate cosa ho comprato, guardate cosa ho avuto!» e ci aveva tirati sotto una torcia per mostrarci una vecchia mezza enciclopedia malandata, aperta alla pagina che mostrava la fotografia di un cielo nero sopra un terreno bianco sul quale c’erano due figure tutte bianche e una bandiera americana. «Questa è la Luna, capite? Vi avevo detto che c’eravamo andati, ma voi non ci credevate.»
«E non ci credo ancora adesso» aveva risposto Steve. A momenti si era messo a ridere, allo scoppio di collera del vecchio.
«Per questa fotografia ho dato quattro barattoli di miele, solo per dimostrarlo a voi scettici. E tu ancora non ci credi?»
«No!»
Kathryn e io morivamo dal ridere, davanti a loro due… anche noi eravamo abbastanza brilli. Ma lui aveva conservato la foto (anche se aveva buttato l’enciclopedia) e in seguito vidi la palla azzurra della Terra nel cielo nero, piccola com’è la Luna nel nostro. Avrò fissato la foto per un’ora. Quindi, una delle cose che lui sosteneva, fra le meno attendibili, era vera. Ed ero incline a credere anche al resto, di solito.
«Bene» disse Tom, porgendomi una tazza piena di tè aromatico. «Sentiamo la lezione.»
Mi schiarii la mente per evocare la pagina del libro che Tom mi aveva dato da imparare. Le righe regolari rendevano facile ricordare la poesia; la recitai come se la leggessi:
