Procedevamo a passo svelto per scaldarci. Nella nebbia, l’autostrada era un duplice nastro livido, pieno di crepe in cui crescevano erbacce nerastre. Attraversammo in fretta il crinale che segnava l’estremità nord della nostra valle e, subito dopo, la stretta valle San Mateo. Continuammo su e giù per le ripide alture di San Clemente. Ci tenevamo vicini e non parlavamo molto. Tutt’intorno, la foresta era ingombra di rovine: pareti in prefabbricati di cemento, tetti sostenuti da intelaiature scheletriche, intrichi di cavi metallici fra un albero e l’altro… tutte cose scure e immobili. Ma sapevamo che gli sciacalli vivevano lì da qualche parte e camminavamo in fretta, silenziosi come i fantasmi sui quali Del e Gabby avevano scherzato due chilometri prima, quando si sentivano meno a disagio. Un’umida lingua di nebbia si protese sopra di noi, mentre la strada scendeva bruscamente in un largo canyon; non riuscimmo più a vedere altro che l’asfalto accidentato. Dalle tenebre silenziose e umide provenivano scricchiolii e a volte uno sgocciolio passeggero, come se qualcosa avesse sfiorato le foglie bagnate: qualcosa che seguisse noi, appunto.

Steve si fermò a esaminare una rampa d’uscita che curvava scendendo sulla destra. «Ci siamo» sibilò. «Il cimitero si trova in cima a questa altura.»

«Come lo sai?» chiese Gab, a voce normale, che risuonò terribilmente forte.

«Sono già venuto qui e l’ho visto» rispose Steve. «Come credevi che lo sapessi?»

Lasciammo l’autostrada seguendo Steve, assai impressionati perché era venuto lì da solo. Neppure io ne ero al corrente. Giù nella foresta c’erano quasi più edifici che alberi, ed erano edifici grossi, in rovina: porte e finestre strappate come denti, con cespugli e felci che crescevano in ogni apertura; pareti crollate; tetti ammonticchiati per terra. La nebbia ci seguì per questa via, provocando fruscii che sembravano lo scalpiccio di mille zampette. C’erano cavi metallici tesi su pali a volte inclinati fino a toccare la strada; fu necessario scavalcare i pali e nessuno di noi toccò i fili.



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