
Lanciò un’occhiata all’indirizzo di Haber per assicurarsi che il dottore avesse capito ciò che gli dava fastidio, e per vedere se tale reazione di fastidio veniva disapprovata da Haber. La diffusa permissività dello scorso Novecento aveva generato nella generazione successiva una quantità di sentimenti colpevoli e di timori legati al sesso almeno pari a quella causata dalla diffusa repressività dello scorso Ottocento. Orr temeva che Haber potesse censurare il suo rifiuto di andare a letto con la zia. Ma Haber conservò un atteggiamento interessato e privo di partecipazione personale, e Orr continuò a raccontare.
— Be’, facevo un mucchio di sogni a sfondo più o meno ansioso, e in essi compariva sempre mia zia. Di solito in modo simbolico, come spesso succede con le persone; ad esempio, una volta era una gatta bianca, ma io sapevo benissimo che si trattava di Zia Ethel. Comunque, alla fine giunse una sera in cui insistette perché la portassi al cine, e in cui cercò di farmi compiere certe manipolazioni su di lei; poi, quando tornammo a casa, continuò a girarmi intorno a letto, a dire che i miei dormivano, eccetera; insomma, quando riuscii a mandarla via dalla stanza e a mettermi a dormire, feci il sogno. Un sogno molto vivido: al risveglio, riuscii a ricordarlo perfettamente. Sognai che Zia Ethel era morta in un incidente d’auto a Los Angeles, e che era arrivato un telegramma. Mia madre piangeva mentre cercava di preparare colazione, e io provavo dispiacere per lei, avrei voluto fare qualcosa, ma non sapevo cosa.
