— Si accomodi, signor Orr. Benissimo! Fuma? Quelle col filtro scuro sono normali, le altre sono denicotinizzate. — Orr non fumava. — Allora, vediamo se le nostre idee sulla sua situazione coincidono. Il Controllo Sanitario vuole sapere perché lei si è fatto imprestare da amici la Tessera Farmaceutica per ottenere razioni extra di eccitanti e di sonniferi. Giusto? Così l’hanno chiamata alla Clinica, le hanno raccomandato il Trattamento Terapeutico Volontario e l’hanno passata a me per la terapia. Dico bene?

E ascoltava la sua stessa voce, dal tono simpatico e tranquillo, esattamente calibrato per mettere a loro agio le persone sedute davanti a lui; ma la persona che gli stava davanti in quel momento era tutt’altro che tranquilla. Batteva frequentemente le palpebre, sedeva rigidamente, tesa; teneva le mani in una posizione esageratamente educata: il classico quadro dell’ansia repressa. Accennò di sì col capo; probabilmente stava trangugiando saliva.

— Bene. Ottimo. Fin qui tutto a posto, allora. Se lei avesse messo da parte quelle medicine, per poi rivenderle a qualche intossicato o per commettere un crimine, allora sì troverebbe davvero in cattive acque. Ma dato che lei si è limitato a prenderle, la sua punizione si limiterà ad alcune sedute con me! Ora, naturalmente, desidero scoprire perché lei le ha prese, così potremo trovare insieme, io e lei, un nuovo modello di vita; un modello che, per prima cosa, non le faccia superare le razioni della sua Tessera, e che forse, per seconda cosa, possa liberarla completamente dalla dipendenza dai farmaci. Ora, la sua abitudine… — i suoi occhi corsero per un istante alla cartella clinica inviatagli dai medici dell’Università, — consisteva nel prendere barbiturici per un paio di settimane, nel passare successivamente per alcune notti all’amfetamina, e infine nel ritornare ai barbiturici. Com’è cominciato questo giro vizioso? Insonnia?



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