Ecco la botola. Vide la testa di Paul immersa, che la osservava trascinare il corpo. In situazioni del genere, prima di uscire dall'acqua avrebbe sollevato il corpo del ferito, ma attraverso quel pertugio poteva passare solo un corpo per volta, e comunque per issare un uomo così grosso aveva bisogno dell'aiuto di Paul.

Lasciò andare il braccio dell'uomo e infilò la testa nella botola, che Paul nel frattempo aveva lasciato libera. Respirò a fondo, esausta per lo sforzo, quindi poggiò le mani sul pavimento umido per tirarsi su. Paul si chinò ad aiutarla e una volta fuori si diedero da fare per recuperare il corpo che galleggiava mollemente alla deriva. Dopo qualche tentativo riuscirono a tirarlo su. Aveva una ferita ancora sanguinante su un lato della testa.

Paul si chinò per praticargli la respirazione bocca a bocca, fermandosi di tanto in tanto con le guance arrossate a controllare se l'ampio torace ricominciasse a muoversi. Contemporaneamente, Louise gli tastava il polso, che non dava segni di… un momento! Ecco! C'era stato un battito.

Paul continuò a insufflare aria nel corpo, finché l'uomo cominciò a boccheggiare e a vomitare acqua. Il ragazzo distolse lo sguardo dal liquido che, fuoriuscendo, si mescolava al sangue e lo trascinava via.

Ma lo sconosciuto non aveva ancora ripreso conoscenza. Seminuda, completamente inzuppata e infreddolita, Louise cominciò a sentirsi a disagio. Si infilò a fatica la tuta e chiuse la lampo, sentendosi addosso lo sguardo di Paul.

Il dottor Montego non sarebbe arrivato subito: l'osservatorio si trovava due chilometri al di sotto della superficie, e l'ascensore più vicino era quello del pozzo numero 9, che distava più di un chilometro. Anche nel caso in cui la cabina si fosse trovata in superficie — e poteva non esserlo — sarebbero trascorsi ancora una ventina di minuti.

Pensando di svestire l'uomo per liberarlo dagli abiti bagnati, Louise si chinò su di lui ma… la camicia antracite non aveva bottoni né chiusura lampo.



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