Nella stanza il solo mobile era un leggio di legno scuro, scolpito a forma di uccello… be’, per essere franchi, di una cosa alata che probabilmente è meglio non esaminare troppo da vicino. E sul leggio, fissato ad esso da una pesante catena costellata di lucchetti, c’era un libro.

Un libro grosso, ma non particolarmente imponente. Nelle biblioteche dell’Università altri libri avevano copertine con incastonati gioielli rari e intarsi di legno pregiato oppure rilegati in pelle di drago. Quella del libro era semplicemente di pelle piuttosto scadente. E il libro stesso era del tipo descritto nei cataloghi delle biblioteche come "leggermente ingiallito", benché sarebbe stato più onesto ammettere che era assai malridotto.

Era tenuto chiuso da fermagli metallici. Che non erano lavorati, ma soltanto molto pesanti, come la catena. Questa non serviva tanto a fissare il libro al leggio, quanto a tenerlo al guinzaglio.

Ganci e catena sembravano l’opera di qualcuno con un preciso scopo in mente, il quale avesse trascorso la maggior parte della vita a fabbricare finimenti per l’addestramento degli elefanti.

L’aria si fece più spessa e vorticosa. Le pagine del libro presero a frusciare, in modo orribile e cauto a un tempo, e ad emettere bagliori di luce azzurra. Il silenzio pervadeva la stanza come un pugno che si chiude adagio.

Una mezza dozzina di maghi in camicia da notte si davano il turno per sbirciare dalla piccola griglia nella porta. Nessun mago riuscirebbe a dormire mentre avviene una cosa del genere: il formarsi di una magia allo stato puro che invadeva tutta l’Università come una marea.

— Bene — disse una voce. — Che succede? E perché non sono stato chiamato?

Galder Weatherwax, Supremo Grande Incantatore dell’Ordine della Stella d’Argento, Signore Imperiale del Sacro Personale, Ipsissimus dell’Ottavo Livello e 304° Rettore dell’Università Invisibile, non solo aveva un aspetto imponente anche nella rossa camicia da notte ricamata a mano con i mistici caratteri runici, nella lunga berretta con la nappa e anche con il candeliere Wee Willie Winkle in mano. Ma quasi riusciva a farcela perfino calzando un paio di pantofole con il pompon.



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