
Sul dorso del libro guizzavano scintille di ottarino e color porpora. Dal leggio cominciò a innalzarsi una sottile voluta di fumo e i pesanti fermagli di metallo che tenevano chiuso il libro parvero sul punto di spezzarsi.
— Perché gli Incantesimi sono tanto irrequieti? — chiese uno dei maghi più giovani.
Galder si strinse nelle spalle. Non poteva tradirsi, naturalmente, ma cominciava a preoccuparsi. Da consumato mago dell’ottavo livello qual era, lui poteva distinguere le forme semi-immaginarie che apparivano a momenti nell’aria vibrante, ammiccanti e piene di lusinghe. Come le zanzare appaiono prima di un temporale, così possenti concentrazioni di magia hanno sempre attratto degli esseri dalle caotiche Dimensioni Sotterranee. Esseri malvagi, tutti organi distorti e saliva, senza posa in cerca di un varco attraverso il quale insinuarsi nel mondo degli uomini. [Essi non saranno qui descritti, perché perfino quelli graziosi sembrano le progenie di una piovra e di una bicicletta. È risaputo che esseri provenienti da universi indesiderabili tentano sempre di entrare nel nostro, che è l’equivalente psichico di comodità per i bus e vicinanza dei negozi.]
Occorreva arrestare tutto questo.
— Avrò bisogno di un volontario — dichiarò deciso Galder.
D’improvviso si fece silenzio. L’unico rumore proveniva da dietro la porta chiusa. Un brutto rumorino di metallo che si spezza sotto la tensione.
— Benissimo, allora — disse il mago. — In questo caso mi occorrono delle pinzette d’argento, circa due pinte di sangue di gatto, una piccola frusta e una sedia.
Si dice che il silenzio sia l’opposto del rumore. Non è vero. Il silenzio è soltanto l’assenza di rumore. Il silenzio sarebbe stato un tremendo fracasso a confronto dell’improvvisa implosione di quiete assoluta che colpì i maghi con la forza dell’esplosione di un fiore di tarassaco.
