«Arkin!», sibilò Gwen tra i denti e Dirk sobbalzò nel sentire la malevolenza del suo tono. Improvvisamente lei trasse la griglia gravitazionale, toccò la barra e l’apparecchio scattò in avanti e lasciò il suolo con un gemito di protesta, sollevandosi velocemente. Il porto sotto di loro era tutto illuminato nel punto in cui si ergeva il Tremito dei Nemici Dimenticati tra le altre navi più piccole, ma in tutti gli altri punti era tenebroso. Tutto attorno c’erano tenebre, fino all’invisibile orizzonte, dove la terra nera si mescolava con il cielo ancor più nero. La notte era illuminata soltanto da una sottilissima polvere stellare. Questo era il Margine, da una parte lo spazio intergalattico e dall’altra la polverosa cortina del Velo Tentatore. Quel mondo pareva immerso in una solitudine peggiore di quella che Dirk aveva immaginato.

Ruark se ne era stato zitto, borbottando appena ed un silenzio pesante si era posato sull’aerauto per un lungo momento.

«Arkin viene da Kimdiss», disse alla fine Gwen e fece una risatina stentata. Dirk si ricordava dei suoi modi troppo bene per lasciarsi trarre in inganno, però; la donna non era nemmeno un po’ meno tesa di quando aveva zittito Ruark un istante prima.

«Non capisco», disse Dirk, che si sentiva assai sciocco, poiché tutti pensavano che la spiegazione avrebbe dovuto essere sufficiente.

«Lei non è un abitante dei mondi esterni», disse Ruark. «Avalon, Baldur, qualsiasi sia il suo mondo non ha importanza. Voi che abitate dall’altra parte del Velo non potete conoscere i Kavalari».

«Oppure i Kimdissi», disse Gwen, un po’ più calma.

Ruark grugnì. «Un sarcasmo», disse a Dirk. «I Kimdissi ed i Kavalari, be’, non andiamo troppo d’accordo, capisce? Per cui Gwen le sta dicendo che i miei sono tutti pregiudizi e perciò lei non mi deve credere».



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