«Sì, Arkin», disse la donna. «Dirk non conosce Alto Kavalaan, non comprende la cultura del suo popolo. Come tutti i Kimdissi, lui ti farà vedere solo la parte peggiore, ma è tutto assai più complesso di ciò che lui ti vuol far credere. Per cui ricordati sempre di questo quando questo chiacchierone e brigante ti racconta le sue verità. Non dovrebbe essere difficile. Ai vecchi tempi tu mi dicevi sempre che ogni problema ha per lo meno trenta diverse angolazioni».

Dirk rise. «È abbastanza suggestivo», disse, «ed anche vero. Anche se in questi ultimi anni ho cominciato a pensare che trenta è un numero un po’ basso. Comunque, continuo a non capire che cosa significhi tutto ciò. Prendiamo ad esempio l’auto… Ti serve per il tuo lavoro? Oppure devi andare su di una trappola simile solo perché lavori con l’Unione Ferrogiada?».

«Ah», disse forte Ruark. «Non si lavora per l’Unione Ferrogiada, Dirk. No, ci si appartiene, capito… ci sono solo due possibilifà. Se non si è dei Ferrogiada, non si lavora per i Ferrogiada!».

«Sì», disse Gwen e la sua voce era di nuovo tagliente. «Ed io sono dei Ferrogiada. Vorrei che tu te ne ricordassi, Arkin. Ci sono delle volte in cui cominci ad annoiarmi».

«Gwen, Gwen», disse Ruark che pareva molto agitato. «Tu sei un’amica, una cara compagna, davvero. Abbiamo affrontato grandi problemi noi due. Non ti potrei mai offendere, mai. Comunque tu non sei una Kavalar, non lo sarai mai. Per prima cosa sei troppo donna, troppo donna, non sei una semplice eyn-kethi e nemmeno una betheyn».

«No? Dici di no? Io porto il vincolo di giada-e-argento, però». Voltò gli occhi verso Dirk ed abbassò la voce. «Per Jaan», disse lei. «In verità quest’auto è sua ed è per questo che io la uso, tanto per rispondere alla tua precedente domanda. Per Jaan».

Silenzio.



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