
Dato che lui era rimasto zitto per troppo tempo, Gwen gli lanciò un’altra occhiata. «Mi dispiace», ripeté. «Dirk. Davvero. Non avresti mai dovuto venire».
E lui pensò, ha ragione.
Tutti e tre proseguirono senza parlare. Si erano detti delle parole, ma non erano le parole che Dirk avrebbe voluto sentire e le parole non avevano cambiato niente. Egli era qui su Worlorn e Gwen era di nuovo accanto a lui, eppure era divenuta improvvisamente un’estranea. Tutti e due erano estranei. Lui se ne stava rannicchiato sul suo sedile, solo con i propri pensieri, mentre il vento gelato gli flagellava il viso.
Certe volte, su Braque, aveva pensato che l’invio della gemma mormorante significasse che lei lo voleva ancora accanto, che lei lo voleva ancora. L’unico problema che lo aveva preoccupato era se egli avesse dovuto andare, se avesse dovuto ritornare da lei, se ancora Dirk t’Larien fosse stato in grado di amare e di essere amato. Ma non si trattava di tutto ciò, adesso lui lo sapeva.
Manda questa memoria ed io verrò e non ci saranno domande. Questa era stata la promessa, l’unica promessa. Niente di più.
Si sentì irritato. Perché lei gli faceva questo? Anche lei aveva sentito i sentimenti racchiusi nel gioiello. Avrebbe dovuto capire. Quale strana voglia di Gwen poteva essere più importante di questo tenero ricordo?
Poi, finalmente, la quiete si stese ancora su Dirk t’Larien. Se teneva gli occhi stretti stretti riusciva ancora a vedere il canale su Braque e la solitaria e lunga barca che gli era allora parsa di così scarsa importanza. E si ricordò della sua decisione di riprovare, di essere quello che era stato, di venire da lei per darle tutto ciò che sarebbe stato in grado di darle, tutto ciò che le sarebbe occorso… l’avrebbe fatto per se stesso e per lei.
