
«Dove è il vostro progetto?».
«Nei boschi», disse Ruark. «Al di là delle città, oltre le montagne».
Gwen disse: «Guarda».
Dirk guardò. All’orizzonte riuscì a mala pena a distinguere una catena di montagne, una tenebrosa barriera dentellata che si alzava dal Comune coprendo le stelle più basse. Un bagliore di luce sanguigna era posto su di un monte e divenne Sempre più grande man mano che loro si avvicinavano. Si fece più lunga e più alta, anche se non diventava più brillante; il colore rimaneva di una tonalità rossocupa, quasi minacciosa, che a Dirk ricordò in qualche modo la tinta della gemma mormorante.
«Casa nostra», annunciò Gwen mentre la luce si faceva più evidente. «La città di Larteyn. In antico Kavalar lar significa cielo. Questa è la città costruita da Alto Kavalaan. La chiamano anche Fortezza di Luce».
Si capiva subito perché. Era costruita nel cuore della montagna, roccia davanti e roccia dietro alla città; la città Kavalar pareva proprio una fortezza… spessa e quadrata, con mura massicce su cui si aprivano strette feritoie. Perfino le torri che si alzavano sulle mura erano solide e pesanti. E basse: la montagna torreggiava sulle torri, con i picchi tenebrosi macchiati dalla rossa luce riflessa. Ma le luci della città non erano riflesse; le mura e le strade di Larteyn lucevano di un loro intrinseco fuoco.
«Pietraluce», gli disse Gwen come rispondendo a una sua domanda inespressa. «Assorbe luce durante il giorno e la restituisce di notte. Su Alto Kavalaan si usava soprattutto per lavori di oreficeria, ma la estrassero a tonnellate e la caricarono sulle navi per portarla a Worlorn per il festival».
