Gwen fece atterrare la sua manta di metallo tra le altre due auto e tutti uscirono sulla parte superiore. Quando raggiunsero la zona degli ascensori, Gwen si voltò a guardare in faccia Dirk: aveva il viso che avvampava in maniera curiosa nella vibrante luce rossastra. «È tardi», disse, «è meglio che andiamo tutti a dormire».

Dirk non ebbe molto da dire per quel congedo. «Jaan?», disse.

«Lo vedrai domani», rispose lei. «Prima gli voglio parlare io».

«Perché?», chiese lui, ma Gwen si stava già allontanando verso le scale. Poi arrivò la cabina e Ruark gli mise una mano sulle spalle e lo spinse all’interno.

Si avviarono verso il basso, per dormire e per sognare.

2

Dirk si riposò ben poco quella notte. Tutte le volte che cominciava ad addormentarsi, i sogni lo risvegliavano di soprassalto: spasmodiche visioni che avevano a che fare con il veleno e che da sveglio non riusciva più a ricordare bene, come ebbe a rendersene conto più volte durante la notte. Alla fine si arrese. Cominciò così a rovistare fra le sue cose finché non trovò la gemma avvolta in velluto e argento e rimase seduto nel buio a berne le fredde promesse.

Passarono le ore. Poi Dirk si alzò e si vestì. Fece scivolare la gemma in una tasca ed uscì fuori, da solo, per vedere la Ruota che si sollevava nel cielo. Ruark dormiva sodo, ma la porta era stata codificata anche per Dirk, per cui non ci furono problemi ad uscire. Prese la cabina che andava verso il tetto ed attese che scomparissero le ultime impurità della notte: si sedette sulla fredda ala metallica dell’aerauto grigia.

Fu un’alba strana, pallida ed insidiosa ed il giorno che la seguì fu cupo. In un primo tempo ci fu come una vaga nube lucente sull’orizzonte, una macchia nera e rossa che echeggiava debolmente con la pietraluce della città.



21 из 384