
— Vera — gemette. — Tesoro, sei bruciata…
Un’ondata di dolore e di esultanza lo colse. Cadde in mezzo all’erba riscaldata dal sole reggendosi i fianchi. Altre falene si levarono in volo.
Lei l’aveva fatto. Adesso pareva facile. Era qualcosa di cui loro due avevano discusso cento volte, fino a notte fonda, nel Museo oppure a letto, dopo aver commesso adulterio. Suicidio. L’estrema protesta. Un immenso panorama di nera libertà si spalancò nella mente di Lindsay. Avvertì una paradossale sensazione di vitalità. — Amore, non ci vorrà molto…
Suo zio lo trovò inginocchiato. Il volto del vecchio era grigio. — Oh — esclamò — è disgustoso. Cos’hai fatto?
Lindsay si alzò in piedi, stordito. — Stai lontano da lei.
Suo zio fissò la donna morta. — È morta! Pazzo dannato, aveva soltanto ventisei anni!
Lindsay tirò fuori un lungo pugnale di metallo rozzamente modellato, strappandolo via dalla manica a fisarmonica della sua tuta. L’alzò e se lo puntò al petto. — In nome dell’umanità! E della conservazione dei valori umani! Io scelgo liberamente di…
Suo zio gli afferrò il polso. Lottarono per qualche istante, fissandosi furiosamente negli occhi, poi Lindsay lasciò cadere il pugnale sull’erba. Suo zio lo ghermì e se l’infilò nella giacca da laboratorio.
— Questo è illegale — dichiarò. — Verrai accusato di porto abusivo d’arma.
Lindsay se ne uscì in una risata incerta. — Sono tuo prigioniero, ma non puoi fermarmi se deciderò di morire. Adesso o dopo, che importanza ha?
— Sei un fanatico. — Suo zio continuava a fissarlo con amareggiato disprezzo. — La scuola dei plasmatori resiste fino in fondo, eh? Il tuo addestramento è costato alla Repubblica una fortuna, e tu lo usi per sedurre e assassinare.
— È morta pulita! Meglio bruciare in un unico lampo che vivere da mechanist, come una marionetta.
