
Il vecchio Lindsay fissava l’orda di falene bianche che sciamava sugli indumenti della donna morta. — In qualche modo t’inchioderemo, per questo. Tu e quell’arrivista plebeo di Constatine.
Lindsay lo fissò incredulo. — Stupido bastardo di un mech! Guardala! Non capisci che ci avete già uccisi? Lei era la migliore di noi! Era la nostra musa.
Suo zio corrugò la fronte. — Da dove sono arrivati tutti questi insetti? — Si chinò e cacciò via le falene con una mano raggrinzita.
D’un tratto Lindsay protese il braccio e strappò un medaglione in filigrana d’oro dal collo della donna. Suo zio gli agguantò il polso.
— È mio! — urlò Lindsay. Ripresero a lottare impetuosamente. Lo zio spezzò la stretta impacciata del nipote intorno al suo collo e lo colpì due volte allo stomaco. Lindsay cadde sulle ginocchia.
Lo zio agguantò il medaglione, ansando. — Mi hai aggredito — disse, scandalizzato. — Hai usato violenza contro un tuo concittadino. — Aprì il medaglione. Un olio denso scorse sulle sue dita.
— Nessun messaggio? — esclamò, sorpreso. Si annusò le dita. — Profumo?
Lindsay s’inginocchiò, ansando e pieno di nausea. Suo zio urlò.
Le bianche falene si stavano scagliando contro di lui, aderendo alla pelle oleosa delle sue mani. Erano dozzine.
Lo stavano attaccando. Urlò di nuovo, coprendosi il viso con le mani.
Lindsay rotolò due volte su se stesso, lontano dallo zio. S’inginocchiò in mezzo all’erba, tremando. Suo zio era a terra, in preda alle convulsioni come un epilettico. Lindsay arretrò a quattro zampe.
Il monitor al polso del vecchio era di un rosso vivo. Smise di muoversi. Le bianche falene strisciarono sopra il suo corpo per alcuni istanti, poi volarono via una ad una, scomparendo in mezzo all’erba.
Lindsay si alzò in piedi barcollando. Guardò dietro di sé, sul lato opposto del prato. Sua moglie stava venendo verso di loro, lentamente, in mezzo all’erba.
