Con un’aria piuttosto melensa Jensen tirò fuori la prima delle due lastre, quella impressionata il 9 dicembre 1963 e gliela porse senza dire una parola. La reazione fu immediata.

«Perdio!» esclamò Marlowe. «Presa col 18 pollici, vero? Sì, ecco, c’è qui segnato a margine.»

«Crede che ci sia qualcosa di sbagliato?»

«No, non mi pare.» Marlowe tirò fuori di tasca una lente d’ingrandimento e si mise a scrutare la lastra.

«Mi sembra proprio a posto. Non ci sono difetti nella lastra.»

«Mi dice perchè è rimasto così sorpreso, dottor Marlowe.»

«Ebbene, non era questa la cosa che volevi fermi vedere?»

«Non in sè. La cosa strana è il confronto con una seconda lastra che ho preso un mese dopo.»

«Ma anche questa da sola è piuttosto strana,» disse Marlowe. «E l’hai tenuta nel cassetto per un mese! Peccato che tu non me l’abbia mostrata subito. Ma naturalmente tu non potevi sapere.»

«Eppure non capisco perchè lei debba restare tanto sorpreso davanti a questa sola lastra.»

«E allora guarda questa macchia circolare scura. Evidentemente è una nube nera che oscura la luce delle stelle retrostanti. Globuli di questo tipo non sono insoliti nella Via Lattea, ma di solito hanno proporzioni modeste. Perdio, guarda questa! È enorme: devono essere almeno due gradi e mezzo!»

«Ma dottore, ci sono moltissime nubi più grandi di questa, specialmente nella regione del Sagittario.»

«Ma se guardi con attenzione quelle che paiono nubi grandissime, ti accorgi che sono costituite da ammassi di nubi più piccole. Quella che hai qui, invece, sembra una nuvola sferica. Mi chiedo davvero come ho potuto farmi sfuggire una enormità simile.»

Marlowe guardò ancora una volta i segni sulla lastra.

«È vero che è a sud, e a noi non ci interessa molto il cielo invernale. Ma anche così non capisco come ho fatto a non vederla quando lavoravo sul Trapezio di Orione. È stato appena tre o quattro anni fa e non avrei potuto dimenticare una cosa del genere.»



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