Il direttore di solito cominciava la giornata due ore prima dei suoi dipendenti «per finire qualche lavoretto» — così diceva lui. Marlowe era l’opposto: fino alle dieci e mezzo, a volte anche più tardi, non si faceva mai vedere. Eppure quel giorno Marlowe era seduto alla sua scrivania ed esaminava con cura una decina di positive. Nè diminuì la sorpresa di Herrick quando seppe cosa aveva da dirgli Marlowe. I due uomini discussero animatamente per un’ora e mezzo. Uscirono verso le nove, fecero una rapida colazione e tornarono in tempo per preparare la riunione che si doveva tenere in biblioteca alle dieci.

Quando arrivò Bill Barnett con cinque altre persone, c’erano già riuniti qualche decina di membri dell’osservatorio, compresi Jensen, Rogers, Emerson e Harwey Smith. A una parete avevano appeso una lavagna, lo schermo, ed era pronta la macchina per proiettare le diapositive. Nel gruppo di Barnett c’era un solo personaggio sconosciuto e lo presentarono agli altri: si chiamava Dave Weichart. Marlowe, che aveva spesso sentito parlare della bravura di questo brillante fisico ventisettenne, disse fra sè che Barnett evidentemente aveva fatto del suo meglio per portarsi dietro della gente sveglia.

«La cosa migliore,» cominciò Marlowe, «è spiegare le cose cronologicamente, cominciando dalle lastre che Knut Jensen mi ha portato a casa ieri sera. Ora ve le mostro e così capirete perchè ho convocato qui questa riunione d emergenza.»

Emerson, che manovrava il proiettore, mise la diapositiva che Marlowe aveva fatto con la prima lastra di Jensen, quella impressionata la notte del 9 dicembre 1963.

«Il centro della macchia scura,» continuò Marlowe, «è in Ascensione Retta 5 ore 49 minuti, Declinazione meno 30 gradi 16 minuti, all’ingrosso.»

«Un bell’esempio di globulo di Bok,» disse Barnett. «Quanto è grande?»



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