
Quando arrivò Bill Barnett con cinque altre persone, c’erano già riuniti qualche decina di membri dell’osservatorio, compresi Jensen, Rogers, Emerson e Harwey Smith. A una parete avevano appeso una lavagna, lo schermo, ed era pronta la macchina per proiettare le diapositive. Nel gruppo di Barnett c’era un solo personaggio sconosciuto e lo presentarono agli altri: si chiamava Dave Weichart. Marlowe, che aveva spesso sentito parlare della bravura di questo brillante fisico ventisettenne, disse fra sè che Barnett evidentemente aveva fatto del suo meglio per portarsi dietro della gente sveglia.
«La cosa migliore,» cominciò Marlowe, «è spiegare le cose cronologicamente, cominciando dalle lastre che Knut Jensen mi ha portato a casa ieri sera. Ora ve le mostro e così capirete perchè ho convocato qui questa riunione d emergenza.»
Emerson, che manovrava il proiettore, mise la diapositiva che Marlowe aveva fatto con la prima lastra di Jensen, quella impressionata la notte del 9 dicembre 1963.
«Il centro della macchia scura,» continuò Marlowe, «è in Ascensione Retta 5 ore 49 minuti, Declinazione meno 30 gradi 16 minuti, all’ingrosso.»
«Un bell’esempio di globulo di Bok,» disse Barnett. «Quanto è grande?»
