
«Circa due gradi e mezzo.»
Si sentì un fischio di meraviglia.
«Geoff, tieniti pure la tua bottiglia di whisky,» disse Harvey Smith.
«E anche la mia,» aggiunse Bill Barnett mentre gli altri ridevano.
«Eppure il whisky ti farà comodo quando avrai veduto l’altra lastra. Bert, fai passare alternativamente l’una e l’altra, in modo da poter fare una specie di confronto,» continuò Marlowe.
«È fantastico!» esplose Rogers, «pare che ci sia un intero anello di stelle oscillanti intorno alla nube. Ma come può essere?»
«Non può essere,» rispose Marlowe. «L’ho capito subito. Anche se ammettiamo l’ipotesi assai poco probabile che questa nube sia circondata da un alone di stelle variabili, è assolutamente inconcepibile che esse possano oscillare in fase l’una con l’altra, tutte in un senso nella prima lastra, tutte in senso opposto, nella seconda.»
«No, è assurdo,» intervenne Barnett. «Se non c’è qualche errore nella fotografia, allora resta soltanto una spiegazione possibile. La nuvola si muove verso di noi. Nella seconda lastra è più vicina e perciò oscura una porzione maggiore di stelle lontane. Che intervallo c’è tra le due lastre?»
«Meno di un mese.»
«Allora ci dev’essere un errore nella fotografia.»
«È proprio il ragionamento che ho fatto ieri notte. Ma poichè nelle lastre non c’era nulla di sbagliato, l’unica cosa era prendere altre fotografie. Se bastava un mese a creare tanta differenza tra la prima e la seconda lastra di Jensen, sarebbe stato facile scoprire anche la differenza di una settimana: L’ultima lastra di Jensen è stata presa il 4 gennaio e ieri era il 14 gennaio. Perciò son corso a Monte Wilson, ho strappato Harvey dal 60 pollici e ho passato la notte a fotografare i margini della nube. Ho qui una raccolta di diapositive nuove. Naturalmente non sono sulla stessa scala delle lastre di Jensen, ma voi sarete in grado di vedere perfettamente cosa succede. Falle passare una alla volta, Bert, e continua a confrontarle con la lastra di Jensen del 7 gennaio.»
