
«Perbacco, deve aver fame il giovanotto,» fece Jim.
Knut alzò gli occhi come sorpreso.
«Voi non le mangiate così le sardine? Ma allora non sapete come si mangiano. Provate, vi piaceranno.»
E poi, convinto di aver fatto impressione, aggiunse:
«Credo di aver annusato una puzzola, qua intorno, prima di arrivare.»
«Sempre meglio di quella roba che stai mangiando,» disse Rogers.
Quando si fu spenta la risata, Jim chiese:
«Avete sentito la puzzola che venne due settimane fa? Ha mollato il gas proprio alla presa d’aria del 200 pollici. Non riuscimmo a fermare la pompa e la cupola s’è riempita. Puzzo al cento per cento, e proprio mentre c’eran dentro duecento visitatori.»
«Per fortuna non facciamo pagare l’ingresso,» osservò Emerson ridacchiando, «altrimenti ci toccherebbe vendere l’osservatorio per pagare i danni.»
Tornando al 18 pollici Jensen si fermò ad ascoltare il vento tra gli alberi sul fianco settentrionale del monte. Lo prese un’onda di nostalgia, perchè quei monti gli ricordavano casa sua; gli sarebbe piaciuto essere con i suoi, e con Greta. Aveva ventiquattro anni e una borsa di studio gli consentiva di passarne due negli Stati Uniti.
Continuò, cercando d’uscire da quello stato d’animo che gli pareva ridicolo. Non c’era nessuna ragione logica per sentirsi giù di morale: lo trattavano tutti con grande cortesia e gli era toccato un lavoro ideale per un principiante.
L’astronomia è sempre gentile con i principianti. Ci son molti lavori da fare, lavori che tutti insieme portano a risultati cospicui, ma che, singolarmente, non richiedono grande esperienza. Era il caso di Jensen. Doveva cercare le novae, cioè quelle stelle che esplodono con violenza incredibile. Entro il prossimo anno poteva sperare di trovarne un paio.
