
Occorre peraltro una grande cura nel preparare le lastre per il blink. Non solo è necessario impressionarle sempre con lo stesso strumento, ma, nei limiti del possibile, in condizioni identiche. Occorre la stessa apertura di obiettivo e anche lo sviluppo deve essere identico: questo almeno è l’ideale dell’astronomo. Ecco perchè Jensen aveva fatto tanta attenzione all’obiettivo e allo sviluppo.
La difficoltà sua stava in questo: non sono soltanto le stelle esplodenti, le novae, quelle che mostrano qualche mutamento. E vero che la grande maggioranza delle stelle non muta, ma vi sono numerose qualità di stelle oscillanti, ed esse «oscillano» tutte nella camera sopra descritta. Queste stelle ballerine di tipo ordinario devono essere controllate a parte od eliminate dal lavoro di ricerca. Jensen aveva calcolato che, prima di trovare una nova, avrebbe dovuto cogliere ed eliminare un caso di stella oscillante, ma in altri casi c’erano dei dubbi. Allora egli ricorreva al catalogo delle stelle, cioè misurava l’esatta posizione della stella in questione. Tutto sommato c’era un bel po’ di lavoro da svolgere per terminare la pila di lastre, un lavoro non poco noioso.
Verso il 14 gennaio Jensen aveva finito quasi tutta la pila, e la sera decise di tornare all’osservatorio. Nel pomeriggio era stato all’Istituto di Tecnologia, per assistere a un interessante seminario sulle braccia a spirale delle galassie. C’era stata una discussione piuttosto accesa anzi, ne aveva parlato con gli amici durante la cena e nel viaggio di ritorno all’osservatorio. Gli venne in mente che doveva terminare l’ultimo gruppo di lastre, quelle impressionate la notte del 7 gennaio.
