
Terminò la prima del gruppo: era un lavoro meticoloso. Anche questa volta ciascuna «possibilità» si risolveva in una stella oscillante ordinaria e nota. Non vedeva l’ora di farla finita; preferiva starsene sulla montagna dietro il suo telescopio, piuttosto che rovinarsi gli occhi con quel dannato strumento, pensava chinandosi sull’oculare. Toccò il pulsante e nel campo visivo comparve il secondo paio di lastre. Un attimo dopo Jensen armeggiava con le lastre, tirandole fuori dalla loro custodia: Le portò alla luce, le esaminò a lungo, poi tornò a metterle nel blink, e di nuovo toccò il pulsante. In un fitto campo stellato c’era una grande macchia scura, quasi esattamente circolare. Ma la cosa più sorprendente era l’anello di stelle intorno alla macchia. Eccole lì, oscillavano, tutte. Perchè? Non riusciva a trovare una risposta soddisfacente, perchè non aveva mai visto nè sentito parlare prima di una cosa del genere.
Jensen si accorse che non riusciva a continuare il lavoro; era troppo scosso da questa singolare scoperta. Aveva solo voglia di parlarne a qualcuno. Naturalmente pensò subito al dottor Marlowe, uno dei membri anziani del loro gruppo. Gli astronomi di solito si specializzano su questo o su quell’aspetto della loro materia, ed anche Marlowe era specializzato, ma soprattutto era un uomo dalle sterminate cognizioni generali. Forse proprio per questo faceva meno errori degli altri. Era pronto a parlare di astronomia a tutte le ore del giorno e della notte, e ne avrebbe parlato con grande entusiasmo a chiunque, all’insigne scienziato suo pari e al giovanotto appena alle soglie della carriera. Era naturale perciò che Jensen desiderasse di raccontare a Marlowe la sua curiosa scoperta.
Con grande cura mise le due lastre in una scatola, spense le luci dello scantinato, tolse la corrente all’apparato elettrico e andò a dare un’occhiata al quadro murale fuori della biblioteca.
